Il Big Bang di Monte Falco

 (articolo di Fiori Fabio)

Un bel giorno di alcuni anni fa, in un periodo compreso tra il mesozoico e il paleozoico (2009), il GIOVANE virgulto del podismo Lamberto, per gli amici il “Lamb” non inteso come pecora in inglese ma come Lamborghini per la sua potenza in salita, mise in moto il suo potente sapere geografico alla ricerca della sfida impossibile:

Come si evince dalla figura, In collegamento col centro operativo, si pose il problema di come collegare 2 mete tra loro in apparenza disgiunte. Un Po’ come dire, come faccio da Forlì ad arrivare a Ravenna? Un pò più difficile dai.. Come faccio da San Zeno ad andare a Borello? Ah ecco ma l’idea di fondo era di partire da A e raggiungere B a piedi poiché lui come noi è un podista, uno sfegatato dedito alle fatiche e alle lunghe distanze, per la serie “la fatica è la tua migliore amica” e soprassediamo su altre rime in merito. Ed è così nel mezzo di una notte insonne gli venne in mente quel sentiero.. già quello che parte da ROCCA delle CAMMINATE e di snoda per tutto l’appennino Romagnolo e oltre fino al parco delle foreste casentinesi, in pratica l’HimaCartelli laya della Romagna e su su fino alla cima del Monte più alto, l’Everest locale, ovvero Monte Falco che con i suoi 1657 mt slm mostra la panoramica di tutta la valle emiliano romagnola. Il famoso sentiero degli alpini. WOW! Si appunto un bicchierino di vov deve aver bevuto fatto con uova scadute qualcuno dirà e analizzando con i suoi potenti mezzi il territorio scoprì che poco distante dalla partenza, a circa 4km c’è un paesino di nome Fiumana, tenuta estiva del Magnate Monti anzi a dir il vero della duchessa Zaccarelli che lo ha sposato (un momento di debolezza) e lo mantiene. Vabbè non ci interessa, quel che conta è che risulta essere il luogo perfetto come campo base 1 situato a quota 100mt circa dotato di ogni attrezzatura necessaria alla scalata ovvero tavoli e sedie all’ombra di un caldo pomeriggio di Luglio. Ed allora scattò il piano per inaugurare questa specie di follia che si presumeva essere una innocua camminata su sentieri, boschi, carraie (vedi foto). Fatto il sondaggio tra i più svitati del gruppo l’organizzazione molto rudimentale del primo anno iniziò a prender corpo. Restava però un altro punto focale da sciogliere: Quando? E’ qui che il nostro eroe studiando le stelle e le galassie intuì che doveva scegliere visto il tipo di percorso una attraversata notturna coni chiari di luna e di conseguenza una delle notti più belle che poteva essere la più vicina al solstizio estivo. Quindi Sabato 4 Luglio 2009, dopo aver chiesto ai più svitati amici chi fosse disposto a prGruppo ovare questa esperienza, partì un gruppo di 6 pionieri alla conquista del MonteFalco. Lamb aveva pensato se pur nella inesperienza di una tale sfida a coinvolgere l’amico Angelo detto “smilzo” (lo si capiva dalla pancetta da tagliatella) per organizzare alcuni ristori ritenuti necessari ad affrontare un percorso così lungo e impegnativo e studio per notti intere, rinunciando pesino ai piaceri coniugali, le carte del luogo identificando come in ogni spedizione i check point dove fare pausa e rifocillarsi. Mai avrebbe pensato che il primo di questi sarebbe poi diventato il fulcro della passeggiata ed a oggi più che un pit stop è una autentica cena con tanto di lecornie e ogni ben di dio tanto da mettere a rischio il rapporto calorie entrate-uscite (almeno nella prima parte). E fu’ così che pensando alle insidie da sormontare, alla durezza del percorso, ritenne che un ottimo spuntino potesse diventare una cena e fu così che si Decise: Partenza alle 18.00 del Pomeriggio, prima tratta da 4-5 ore di cammino per arrivare poco prima del passo delle Forche a un piazzale adibito a ristoro con luci artificiali tavoli e uno chef d’occasione che fornisse il necessario sostentamento per poter andare avanti. Da lì poi il Lamb pianificò altri 3 punti cardine dove fare dei pit stop distanti circa 3 ore l’un l’altro, veloci per non addormentarsi, fino all’ultimo campo base di Piancancelli (vedi foto) posto a quota 1500mt che era poi la base per l’attacco finale alla vetta: gli ultimi 2km circa per un dislivello di circa 150 metri tutto questo dopo una sfacchinata di diverse ore e km. Già, infatti ma di quanti cazzo di km parliamo? Qualcuno ipotizzò. Ne abbiamo una idea. Beh, il bello della prima spedizione fu anche quello, andare un po’ come nella corrida come dilettanti allo sbaraglio alla scoperta di luoghi incantati, notti stellati, cinghiali che giravano, cacche immense di vacche e… i km! E fu così che l’allora Misurator si dotò di tutta la tecnologia del caso per la misurazione. Non vi nascondo che a un certo punto, fatti più di 40km sembrava che i presunti km rimanenti crescessero! Alla fine il responso fu esaltante: 58km per arrivare in cima più 2 per tornare giù a Piancancelli visto che nemmeno l’elisoccorso arriva lassù e un dislivello D+ stimato in circa 2600mt, numeri da skyrace di livello che facevano passare le parole di Monti “una passeggiata” come una sorta di presa per i fondelli! Ed è così che alle ore 8 poco più del 5 luglio 2009, senza l’ausilio delle bombole (forse!!!) i nostri eroi conquistarono la vetta siglando la prima edizione della Fiumana Monte Falco. Ancora oggi non si sa chi per primo abbia toccato la staccionata di legno in cima che mostra la vallata ma l’importante era essere arrivati. (Foto edizione 2011) Quella edizione rimarrà pionieristica anche per la velocità ascensionale espressa per giungere al traguardo. Chissà un giorno fra 20 anni ci saranno 10000 podisti come a Roma ma gli anni seguenti hanno insegnato che ci vuole preparazione e sana ignoranza sportiva per arrivare!

UN SALUTOGruppoFalco

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