Era la mattina del giorno dopo e Lidia faceva colazione di gusto, con cioccolata e brioche. Caduta la tensione, era crollata ed aveva dormito profondamente; ora si godeva il conforto di essere viva e le comodità di casa sua.
“Sei venuta bene, in televisione” stava raccontando sua madre “Sei telegenica, non si dice così? Solo che eri calma calma, che sembrava non fosse successo neppure a te. Ma già sei sempre stata un tipo freddo. Tutti, i poliziotti, i cronisti, tutti hanno picchiato su quel tasto, che hai dimostrato una gran prontezza di spirito. Sangue freddo, dicevano proprio così.”
“Sapessi quanto mi sono divertita.”
“Ecco, sempre la solita. Io volevo farti un complimento ed ecco come la prendi. Essere gentili con voi è proprio fatica buttata.”
Il “voi” stava per Lidia e sua sorella Catia. Lidia, dal canto suo, era già pentita del suo scatto, anche perché a sua madre era impossibile chiedere scusa.
“Sei fortunata, tu. Non c’è pericolo che tu soffra quello che ho sofferto io. Non devi credere che ti rimproveri per avere un carattere duro. Ti invidio, questo sì.. Perché bisogna andare avanti per la propria strada, non farsi scrupoli, questo è il modo per resistere, al mondo. Avere un cuore, una sensibilità, è un handicap. Ecco che cos’è, un handicap. Credi che non lo sappia, che sarei stata molto più felice se avessi vissuto la mia vita, come hanno fatto tanti? Io, invece, a che cosa pensavo? A voi.Quando vado a fare le compere prendo solo roba per voi, per me mai niente. Sono stata una bella stupida. Mica che mi aspettassi riconoscenza eterna, ma un po’ di riguardo, chiedo forse molto?”
“Via, mamma, ti è andata molto meglio che a tante altre” intervenne Lidia, e mentre parlava pensò: viva la faccia di Catia, che sembra commossa e invece non ascolta neanche.
“Ecco, gli stessi discorsi di tuo padre. Mi ingozzerebbe di biglietti da diecimila, pur di farmi star zitta. E’ inutile, non ci capiremo mai, non ci sarà mai un minimo di dialogo tra di noi. E pensare che ero così contenta di avere delle femmine, credevo che sareste state un po’ dolci, eravate così carine, da piccole! E invece, una è oca e l’altra è cattiva.”
Lidia finì il caffellatte ed uscì dalla sala.. Catia, una sera prima di dormire, aveva detto:”Pensa come si starebbe bene, senza di lei. Chissà perché il babbo la tiene.”
“Perché non la vede mai” lei aveva risposto.
“Certe volte è proprio peccato preoccuparsi di far bene” disse suo padre, quella stessa sera. “Fregarsene di tutti, ecco che cosa bisognerebbe fare.”
Era una delle sue battute preferite, specie quando c’era qualche bega in fabbrica.
“ Mi sono detto: chi sarà quel poveraccio che Lidia ha investito? Allora mi sono informato se aveva famiglia, chi era, se era morto o era ancora vivo, ed ho saputo che è in coma, che lo porteranno a Bologna, al Pizzardi, quindi possiamo far conto che… Che cosa dovevo fare? Telefono a casa sua e mi risponde la mamma, perché era un giovanotto di ventitre anni, stava ancora con i suoi, con la mamma che è vedova. Lei, poveretta, è stata gentile, ha perfino detto che è stato un destino, proprio così, un destino. Meno male, ho pensato, che abbiamo a che fare con gente ragionevole, perché, Lidia, rapimento o non rapimento, il processo ci sarà e se la famiglia si presenta parte civile, sono dolori. Allora le ho detto che volevo parlarle, ma che così per telefono non stava bene, se voleva venire da me, in ufficio…. E lei ha detto, guardi, sono una persona anziana e proprio non me la sento,( s’è messa a piangere e quasi mi veniva da piangere anche a me), ma lo dirò all’altro mio figlio, il più grande, verrà lui. Signori miei, è venuto. Ostia, se è venuto!”
La minestra al forno si stava freddando nel piatto, la forchetta serviva soltanto ormai a sottolineare le varie fasi del racconto.
“Un animale. Prima di tutto, viene con un giubbotto e dei calzoni che, se se li toglieva, stavano dritti da soli, e una berretta da lana in testa. Compatisco il dolore, compatisco il lavoro, ma non è quello il modo di presentarsi alla gente. E poi fa: sono Sergio Bassi, credo che lei mi abbia convocato. Convocato! Io non convoco nessuno, ho risposto, volevo soltanto parlare con qualcuno della vostra famiglia, perché credo sia nell’interesse di tutti. Interesse? Fa lui; per sua norma e regola, io interessi con la morte di mio fratello non ne faccio, e poi se voleva parlare con noi non aveva da far altro che venire a casa nostra. E sapete che cosa ha fatto, a questo punto? Senza neanche salutare, ma non aveva salutato nemmeno entrando, prende e se ne va, e sbatte anche la porta! Io sono rimasto con la bocca aperta. Con la bocca aperta, sissignori.” Posò definitivamente la forchetta sul piatto, gli era passata anche la voglia di mangiare. “ Altro che non voler fare interessi con la morte del fratello. Quello vuole darci contro, ha fiutato l’affare, e magari crede di poterci portar via anche la camicia. Siamo proprio sistemati, avremo fiele da mangiare per degli anni” Si alzò in piedi. “ Ma che mondo è questo, che sono le vittime a doverci rimettere?”
“Ti è andata bene comunque” disse la mamma “Pensa se rapivano Lidia e chiedevano il riscatto. Allora sì, che eri rovinato.”
“Ma che discorsi fai!” Era sinceramente scandalizzato, non era tipo da capire l’ironia. Del resto, nemmeno la mamma era tipo da farne, di solito. “ Se anche c’era da andare alla carità, io gli davo magari il doppio di quello che chiedevano, purchè la rimandassero indietro subito! Se penso che potevano farle degli affronti, che poteva morire… Ma davo più volentieri i soldi a quei delinquenti, che per lo meno rischiano la galera, che a questo farabutto che mi vuole mettere in croce con la scusa della legge e dei diritti.”
“Ma io quell’uomo l’ho ammazzato, babbo” insorse Lidia
“Prima di tutto, non è ancora morto” ribattè suo padre, con incoerenza caratteristica . “ E comunque, se tu gli avevi ammazzato il fratello, io gli davo cento, magari duecento milioni. Perché io capisco il danno, capisco il dolore, e poi la madre è vedova, resta senza nessuno o, peggio ancora, con quel delinquente; nella disgrazia, sarebbe stata la loro fortuna, perché non devi mica credere che ce ne siano molti, di uomini di coscienza come me; in tutti i modi, li avrei aiutati. Convocato! Ma la vedremo, chi la spunta.”
“Babbo” disse Lidia “Come si chiama quell’uomo? Quello in ospedale?”
“Bassi. Stefano Bassi”
Non me ne importa niente, pensò sgomenta Lidia. Come se non fossi stata io, ma qualcuno che conosco appena. E se mio padre non ne avesse parlato, quando ci avrei pensato? Non sento niente. Ma allora, ammazzare qualcuno non è quella cosa tremenda che dicono. E’ facile. Normale. Gli assassini sono persone come tutte le altre, e quelli che li condannano e li puniscono sono soltanto degli ipocriti.
Ricordò una discussione sul terrorismo che avevano fatto in classe, l’anno prima. Erano finiti col chiedersi come mai i terroristi erano tutti giovani, e il prof di Lettere, Guidi, era intervenuto con un’osservazione che tutti avevano preso molto male. “Ma è ovvio che siano giovani” aveva detto. “ I giovani non sanno che cosa sia la morte, per loro non esiste, è lontana, non li riguarda. Io credo proprio che quando sparano e uccidano pensino di non far niente di male, per lo meno niente di definitivo. Come nei cartoni animati, quandoVil Coyote viene schiacciato da un masso o cade in un burrone e poi si rialza più vispo di prima.”
Giustificazioni, lei poteva darsene parecchie: il pericolo corso, il trambusto, la polizia, il fatto che non le avessero creduto subito, quegli stupidi della televisione, signorina,che cosa ha provato? Provi un po’ lei a indovinare, aveva risposto. Battuta pronta. Forse sua madre un po’ di ragione ce l’aveva. Quello era il pensiero più agghiacciante di tutti.
Gli alberi spogli o sempreverdi sgocciolavano nebbia e pioggia fine; i vialetti asfaltati che collegavano tra loro le palazzine del vecchio ospedale erano lucidi e neri. Lidia salì le scale di travertino che portavano al reparto rianimazione.
Arrivò un po’ in anticipo rispetto all’ora di visita, ma la porta a vetri era aperta ed i parenti stavano entrando ed uscendo alla spicciolata. Lidia si fermò, incerta, nel piccolo atrio che dava su tre corridoi disposti a croce.
“Cerca qualcuno?”
Lidia si girò alla sua destra, da dove era venuta la voce profonda, dal forte accento dialettale. Era un uomo grande, nero, dalle gambe lunghe e con un berretto di lana in testa, una giacca di pelle nera e bagnata sopra una tuta verde. Lidia intuì chi potesse essere, ma fece finta di niente.
“Sì, cerco una persona che dovrebbe essere ricoverata qui, Oppure qualcuno che mi sappia dire dov’è.”
Gli occhi neri dell’uomo erano di singolare durezza. “Se per caso lei si chiama Lidia Morini e cerca mio fratello Stefano Bassi, forse potrei farle da guida.”
“Sì. Grazie” rispose Lidia. L’aveva riconosciuta: potenza della televisione.
Camminarono senza parlare per tutto il corridoio centrale, poi l’uomo aprì proprio l’ultima porta, in fondo. Entrarono in una stanza piuttosto grande, divisa in due da un muro alto un metro e da una vetrata che arrivava fino al soffitto.
“Mio fratello è la seconda tenda a destra.”
L’uomo si era espresso con precisione, perché dall’altra parte del vetro si vedevano soltanto quattro separè tipo doccia.
“Tutto qui” disse l’uomo.
Lidia non riuscì a dire niente. Si sentiva completamente vuota. Avrebbe voluto andarsene. Bassi guardava fisso davanti a sé, le mani nelle tasche della giacca bagnata; la puzza della cattiva conciatura, risvegliata dall’umidità, si mescolava all’odore strano, ferroso, che veniva dalla sua persona.
“Senta…” disse Lidia, e poi andò avanti a caso. “So che ha avuto uno scontro con mio padre, ma lui non aveva cattive intenzioni.”
Entrò dell’altra gente, e Bassi si volse e se ne andò. Lidia rimase, incerta, un poco impaurita, in preda a una profonda vergogna, l’unico sentimento autentico che le si era svegliato dentro dall’inizio di quella faccenda; poi si riscosse ed uscì a sua volta.
Le lunghe gambe avevano già portato Bassi a metà del corridoio. Lidia camminò più svelta che potè e riuscì a colmare ragionevolmente il distacco soltanto fuori, nei viali del giardino. O meglio, soltanto lì pensò che non fosse inopportuno chiamarlo, a voce anche alta.
“Signor Bassi. Signor Bassi.” Quasi gridò.
Lui non si fermò, ma rallentò il passo tanto da consentire a Lidia di superarlo e fermarglisi di fronte.
“Signor Bassi, io lo so che… Volevo dire che mi dispiace, in questi giorni non sono nemmeno più io. Volevo dire che so benissimo che non ci sono soldi che valgano, ma che sono davvero addolorata, non so che cosa darei per poter fare qualcosa e quello che mi fa sentire così strana è che non posso farci niente, che per niente al mondo avrei voluto che succedesse.”
Bassi tolse una mano di tasca, la allungò verso di lei e le fece una carezza sulla guancia; aveva dei guanti di lana che sapevano di nafta. Si incamminò di nuovo, verso l’uscita, e questa volta Lidia lo lasciò andare. Aveva un passo un po’ storto perché teneva una spalla più alta dell’altra, quasi contratta.
Lo riconobbe perché sapeva che doveva venire e per una cert’aria tutta sua, ma per la strada, in mezzo alla gente, non ci sarebbe riuscita, perché Bassi, quella mattina di domenica, indossava un’impermeabile beige e un vestito grigio, camicia azzurra e cravatta. Aveva acconsentito a parlare con suo padre e Lidia sperava che fosse un po’ anche merito suo.
Suo padre era in assetto di guerra. Prima di tutto li aspettò tutti e due nello studio che teneva in casa, non si sapeva perchè, dato che non lo usava mai. Entrando con Bassi, Lidia ebbe l’impressione di vedere la stanza con i suoi occhi, le tende di seta ricamate a mano, la moquette verde scuro ( suo padre aveva una passione per il verde scuro), le piante sotto le finestre, le finestre stesse che davano sul parco, le poltrone di cuoio naturale. Quanto a suo padre, era in pompa magna, come mai lo aveva visto; elegante, pettinato, il vestito principe di Galles di autentica stoffa di Manchester, o meglio, solo i pantaloni ed il gilet, perché sopra portava la giacca da casa di lana cammello, anche quella mai messa o quasi.
Le cose si misero subito male, anche perché Bassi non si dimostrò granchè impressionato e sedette senza esitare in una delle grandi poltrone quando fu invitato ad accomodarsi.
“Dunque” cominciò suo padre “ sappiamo tutti e due perché siamo qui.”
“Se mi permette “ disse Bassi “tutti e due, o meglio tutti e tre, abbiamo un motivo per essere qui, ma forse il mio non è uguale al suo ed a quello di sua figlia.”
“E il suo, quale sarebbe?”
“Star a sentire cosa avete da dirmi, visto che sono stato ripetutamente invitato a venire qui.” Ripetutamente; il rude Bassi conosceva anche le parole difficili.
“Non creda di avermi fatto un favore. Se lo è fatto da solo. Ho una proposta da farle. Suo fratello è in condizioni critiche e se anche si salverà non potrà mai ritornare quello di prima. Io ho già dato lo scarico all’assicurazione, ma sappiamo come vanno queste cose; nel frattempo sua madre potrebbe trovarsi in bisogno, il coma di suo fratello potrebbe prolungarsi; in questo caso, le cure sarebbero costose. Mi sembra che la somma di cinquanta milioni sia adeguata alle necessità che potrebbero presentarsi.”
Cinquanta milioni, pensò Lidia. Non erano cento, duecento, babbo? E come mai suo padre stava parlando in punta di forchetta, come lui stesso avrebbe detto se fosse stato di umore normale?
“Cinquanta milioni oltre la quota dell’assicurazione?” chiese Bassi
“Questa è la mia proposta, Molto più dei danni che il tribunale condannerebbe mia figlia a pagare. Può informarsi da qualunque legale. Mia figlia ha investito suo fratello in circostanze eccezionali, se lo ricordi, l’imperizia e l’imprudenza non c’entrano niente. E pensi anche a quanto un avvocato le verrebbe a costare, se volesse andare in tribunale.”
Lidia se ne sarebbe già andata dalla stanza, se non fosse stata ansiosa di sentire la risposta di Bassi.
“Io preferisco andare in tribunale,signor Morini.”
Suo padre arrossì e disse a denti stretti. “E allora, mi dica lei quanto vuole.” Il tono era tornato quello abituale.
“Non ne ho idea. Il tribunale è lì apposta.”
“Finiamola, Bassi. “ Studio, principe di Galles e giacca da camera erano ormai dimenticati. In altri momenti, il cambio di registro sarebbe stato comico “Per sua norma e regola, io non ho intenzione di darle di più. O le va bene, o fuori di qui. E se proprio vuole andare per tribunale, le assicuro che le farò sputare sangue prima di darle una lira.”
“Babbo!” gridò Lidia
“Sta’ zitta, che è tutta colpa tua. Che mi venga un colpo se ti pago più la macchina. E lei, Bassi, se ne vada prima che le spacchi la faccia.”
“Me ne vado subito. Non è aria per me, qui.” Bassi si alzò e infilò l’impermeabile che aveva ripiegato sulle ginocchia durante il colloquio. “Sono contento di aver provato di persona la sua gentilezza, commendator Morini.”
“Fuori!”
“Un momento” scattò Lidia “ Io sono l’interessata e finora non ho potuto dire una parola.”
Infilando la porta, Bassi ribattè : “ E che cosa vuol dire, ormai.”